(26) Valutare la ricerca: una strada da percorrere ma ancora in salita
- Experimental and explorational geophysics
- Marine geology and geophysics
- Oceanography (physical, chemical and biological)
- Biological Oceanography
- Oceanography
- Development of Marine Technology and Research
- Geophysics of the Lithosphere
- Centre for Seismological Research
- Anvur
- ricerca
- università
- valutazione
Fantoni: all’Anvur spetta formare la classe dirigente che verrà
TRIESTE– Si è tenuta ieri (15 novembre) l’Assemblea dei ricercatori – momento di aggregazione, confronto e talvolta di scontro – del Gngts, il convegno del Gruppo nazionale di geofisica della terra solida in corso a Trieste, organizzato da Ogs, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale.
Il tema di quest’anno, “La valutazione della ricerca”, ha visto la partecipazione di tre esperti, moderati dal giornalista Fabio Pagan. Protagonisti della tavola rotonda sono stati: Stefano Fantoni, Presidente dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca; Filippo Giorgi, consulente di area dell’Anvur per il settore della geofisica, nonché climatologo del Centro internazionale di fisica di Trieste; Maria Cristina Pedicchio, attuale presidente di Ogs e unico rappresentante italiano nell’Erab (European Research Area Board), il Comitato europeo per la ricerca e l’innovazione.
Ha preso la parola per prima Maria Cristina Pedicchio che, forte delle esperienze in seno alla commissione europea sui temi della ricerca e valutazione, ha ricordato qual è l’orientamento dell’UE al riguardo. “Non ci si può più limitare alla sola ricerca, per buona che sia – ha detto la presidente di Ogs – ma si deve anche pensare a investire in innovazione, che è quanto richiede in questo momento Máire Geoghegan-Quinn, commissario alla ricerca e innovazione dell’Unione Europea”, sottolineando come sia impensabile, oggi, pensare a una ricerca solo di base, svincolata cioè dall’industria, dalla registrazione di brevetti e dal trasferimento di conoscenze. E ancora, ha aggiunto Pedicchio, in Europa siamo di fronte a un paradosso: “Si dice che è necessario finanziare l’eccellenza. Quale? Quella dei 15 paesi che formano il nucleo dell’UE, dove già l’eccellenza è premiata? O quella ancora da costruire e incentivare dei paesi che si sono aggiunti di recente?” Un paradosso confermato dalle cifre relative ai finanziamenti: “Il 95 per cento dei fondi Curiosity driven dell’European Research Council è andato ai ricercatori dei paesi storici dell’UE; solo il 5 per cento agli altri. La necessità di trovare un adeguato equilibrio tra eccellenza e coesione è problema non solo europeo ma anche italiano”.
Stefano Fantoni, ha presentato poi il neo-costituito Anvur (l’Agenzia ha iniziato i lavori al Miur nel maggio di quest’anno), gli obiettivi e le modalità con cui gli esperti valuteranno la qualità dei processi, i risultati e i prodotti delle attività di gestione, formazione, ricerca, compreso il trasferimento tecnologico delle università e degli enti di ricerca.
“L’Anvur è un organismo indipendente – ha spiegato l’ex direttore della Sissa – con un Comitato consultivo e 14 consulenti di area, cui spetterà coordinare il lavoro di almeno 450 valutatori. Realizzeremo un’anagrafe della ricerca, che in Italia manca, contenente tutte le informazioni sui docenti italiani”. Un secondo obiettivo sarà stilare l’albo certificato dei referee per i lavori scientifici: 350 revisori che avranno il compito di far visita regolarmente alle università, mentre un terzo sarà la categorizzazione delle riviste e delle monografie. Un terzo punto, ha aggiunto Fantoni, sarà fare ricerca sul procedimento stesso di valutazione. “Fondamentale – ha aggiunto – sarà individuare i nostri punti di forza e di debolezza, per far sì che l’università di domani migliori davvero, adottando quei criteri di merito che da molto tempo mancano nel nostro paese e sviluppando una doverosa cultura dell’autovalutazione”. Un lavoro, questo, che dovrebbe portare a regime l’agenzia in circa cinque anni.
“L’Anvur – ha precisato Fantoni – non è un tribunale che giudica, ma certo dovrà individuare i ricercatori che soddisfano i requisiti di una buona ricerca: ogni docente universitario dovrà produrre almeno 3 lavori in sette anni. Non la ricerca migliore, che sarebbe uno specchietto per le allodole, ma la miglior ricerca in generale”, perché la valutazione non inquadrerà il ricercatore, ma l’ente.
Filippo Giorgi, nei panni di neonominato responsabile dell’area Geo (che a sua volta è divisa in 12 settori) ha tenuto a precisare che il lavoro, nelle fasi iniziali, non sarà facilissimo: “Dovremo stabilire quali sono i parametri con cui andremo poi a valutare la ricerca, e porre dei punti fissi su questioni spinose come la valutazione di lavori che hanno un elevato impact factor nel loro settore ma stentano a competere con settori più generali, o come valutare la capacità di attrarre finanziamenti, un’operazione lunga che sottrae molto tempo alla ricerca stessa.
Parole chiave
Sezioni
Settori di ricerca
Materiali per la stampa
Ufficio stampa
Cristina Serra
cserra
ogs [dot] trieste [dot] it
mobile +39 335 6614236
