(20) In volo per scovare le faglie attive in Friuli
Presentati a Venzone i risultati di uno studio OGS sulle zone sismogenetiche della pianura friulana
Venzone – E’ iniziato questa mattina nel Palazzo del Municipio di Venzone (Udine) il convegno “GPS-RTK, una rete GPS per il posizionamento in tempo reale in Friuli Venezia Giulia”, che presenta i risultati di un progetto coordinato dai ricercatori dell’OGS (Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, con il suo Centro di Ricerche Sismologiche di Udine) e cofinanziato dalla Regione FVG.
Il progetto è stato realizzato dall’OGS in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria civile e architettura dell’Università di Trieste, il Centro internazionale di fisica teorica di Trieste, il Politecnico di Milano, l’Università Roma 1 “La Sapienza” e l’Ohio State University.
Tra i risultati presentati nella mattinata si segnala il rilievo topografico di precisione eseguito con la tecnica LIDAR lungo una fascia di territorio che attraversa la pianura friulana da Latisana a Faedis, con direzione da Sud-Ovest a Nord-Est. Si tratta di una mappa estremamente dettagliata –costruita con più di 800 milioni di punti, la cui posizione è rilevata con precisione di alcuni centimetri− lungo un corridoio lungo circa 50 km e largo circa 4 km. Il modello topografico è stato acquisito grazie una serie di voli effettuati a quota compresa fra 700 e 1200 mt circa, dall’aeroplano Piper Seneca di proprietà dell’OGS equipaggiato per questo tipo di indagini.
Il LIDAR è una tecnica con la quale, attraverso un raggio laser, si può “registrare” con elevata precisione la topografia del terreno sotto la rotta percorsa dal velivolo. Dall’apparecchio parteun impulso di luce laser diretto verso il basso che “pennella” il suolo con moto a zig-zag trasversalmente alla rotta: l’eco di ritorno, catturata da rilevatori sensibili e rielaborata tenendo conto della rotta dell’aereo, permette di ricostruire la morfologia del terreno all’interno della fascia “spazzolata” dal raggio laser.
Nel caso della pianura friulana, il LIDAR è una delle poche tecniche in grado di rilevare i minimi spostamenti di vaste aree superficiali, attribuiti ad alcune importanti faglie che si ritengono attive, ma che sono sepolte a centinaia di metri di profondità. A eseguire i voli e i rilievi è stato il personale del Dipartimento di geofisica della litosfera di Ogs.
“Questa ricerca è un investimento per il futuro”, tiene a sottolineare Enrico Priolo, sismologo di OGS, responsabile del Progetto GPS-RTK. E aggiunge: “Il profilo così ottenuto – nonostante l’elevato dettaglio (circa 4 punti per mq) - al momento ci dà solamente un’immagine della situazione attuale. Le misurazioni raccolte durante queste indagini, infatti, dovranno essere confrontate con altre simili che saranno effettuate nei prossimi anni. Ma anche, se possibile, con altre esistenti già realizzate in passato dalla Regione FVG o dalla Protezione Civile”.
L’area del Friuli, come è noto, ha un assetto geo-dinamico molto complesso, che è frutto di successive fasi orogeniche. Il risultato è quello di due catene montuose che stringono in una morsa la piattaforma veneto-friulana, che è delimitata da importanti sistemi di faglie in grado di generare nuovi terremoti. Alcuni sistemi sono attivi e ben visibili (ad esempio il sistema di Idria, in Slovenia, al cui apice si sono verificati i terremoti di Bovec nel 1998 e 2005, o quello responsabile del terremoto del 1976), altri sistemi, ugualmente importanti, sono nascosti sotto la pianura.
I terremoti sono causati dal movimento di avvicinamento tra la catena alpina e la micro-placca adriatica. La velocità di questo movimento è stata stimata in circa 2-3 mm l’anno. “I primi dati GPS - precisa Bruno Della Vedova, docente all’Università di Trieste - indicano come la deformazione nascosta sotto i sedimenti delle zone marginali della pianura sia attualmente più significativa di quella entro le catene montuose. È pertanto di grande interesse scientifico e pratico misurare ora queste deformazioni, stimare dove lo stress si accumula maggiormente e ricavare valutazioni sulla pericolosità sismica”.
“Il terremoto si genera quando si supera un determinato livello di stress, legato alla resistenza meccanica del materiale” ricorda Priolo. “Purtroppo, non è possibile conoscere il livello assoluto di stress presente nella crosta e questo rende impossibile una previsione precisa. Tuttavia, con questo tipo di misure, si può stimare l’eventuale incremento dello stato di sforzo e individuare zone dove aumenta la probabilità di avere un terremoto.”.
L’intero progetto, ha concluso Priolo, non sarebbe stato realizzato senza i finanziamenti della regione FVG, che “attraverso le iniziative di incentivazione alla ricerca e il trasferimento delle tecnologie e delle conoscenze, come quelli attuati con le leggi n. 11/2003 e 26/2005, contribuiscono a migliorare alcuni servizi di pubblica utilità e a fare progredire le conoscenze in settori strategici come la prevenzione dai terremoti”.
Parole chiave
Settori di ricerca
Materiali per la stampa
Ufficio stampa
Cristina Serra
cserra
ogs [dot] trieste [dot] it
mobile +39 335 6614236
