(2) Due speroni rocciosi sostengono la Concordia
La mappa del fondale tracciata da Ogs al servizio delle operazioni di recupero
TRIESTE – “Le indagini effettuate indicano che, al momento, la Costa Concordia poggia su due speroni di roccia granitica a circa 22 metri di profondità, e pertanto è in equilibrio e non rischia lo scivolamento”.
Sono queste le parole con cui Riccardo Ramella, direttore del Dipartimento Rima di Ogs (Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale), ha commentato il risultato del lavoro svolto all’Isola del Giglio su richiesta della Protezione Civile Nazionale, con cui si intendeva determinare la natura precisa del fondale su cui giace la nave affondata il 13 gennaio scorso.
Obiettivo primario delle indagini era fornire indicazioni utili al Comitato Tecnico Scientifico, nominato dal dottor Gabrielli, commissario delegato per il coordinamento degli interventi di emergenza in seguito al naufragio della nave Costa Concordia, nel territorio del comune dell’Isola del Giglio. Gabrielli nei giorni scorsi ha ufficialmente comunicato le conclusioni cui sono pervenuti i membri del Comitato, permettendo di fissare alcuni punti chiave dai quali partire per le successive operazioni: non solo la ricerca dei dispersi, ma anche lo svuotamento dei serbatoi della nave e la possibile messa in sicurezza della stessa.
La task force di OGS, composta da Diego Cotterle, Emiliano Gordini, Michele De Ponte, Maurizio Grossi e Francesco Fanzutti- guidati da Riccardo Ramella, è giunta all’Isola del Giglio nella mattinata di sabato, dove ha dato supporto al Comitato Tecnico Scientifico incaricato di valutare i rischi, e ha partecipato alle riunioni operative.
Le indagini a mare sull’imbarcazione PS 503 della Polizia di Stato, equipaggiata con la strumentazione arrivata da Trieste, sono iniziate già nel tardo pomeriggio di sabato, e si sono concluse nella mattinata di domenica. A eseguire i rilievi sono stati i ricercatori di Ogs, a fianco dei colleghi dell’Università di Firenze guidati dal professor Nicola Casagli, che stanno effettuando le misurazioni degli spostamenti della nave: “Abbiamo usato la tecnica multibeam, basata sull’emissione di onde acustiche che vengono parzialmente riflesse dal fondale” ha detto Ramella. “Le immagini del fondale così ottenute hanno fornito un insostituibile supporto a una serie di complesse valutazioni, che hanno permesso di dire che la Concordia non rischia, per lo meno al momento, di inabissarsi lungo la scarpata che si trova un po’ più al largo”.
Il fondo, come è emerso nel corso dei lavori, è formato da rocce granitiche compatte, caratterizzate da una pendenza elevata che inizia poco oltre il punto in cui la nave è in equilibrio, e che prosegue fino a 100 mt. Se la sera del 13 gennaio, dopo l’impatto, la nave si fosse accidentalmente immessa lungo una rotta diversa, appena un più al largo di quella che l’ha portata a incagliarsi nel punto in cui giace, l’esito del naufragio sarebbe stato assai peggiore. “La Concordia si sarebbe inabissata a 80-85 mt, con conseguenze enormemente più gravi di quelle che si sono verificate ” commenta Ramella.
“La mappatura del fondale che i nostri ricercatori hanno tracciato - ha commentato la Presidente di Ogs, Maria Cristina Pedicchio – è stata sicuramente molte apprezzata dalla Protezione Civile e dalle altre task force italiane e straniere presenti sul luogo del disastro. Lavorare in sinergia con i colleghi, nei momenti critici per il Paese, è sempre stata una caratteristica che OGS può annoverare tra le sue migliori doti”.
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